Lavorare con il caldo riduce concentrazione e precisione e, oltre certi livelli, diventa un rischio per la salute e la sicurezza che i datori di lavoro sono obbligati per legge a gestire. In Europa non esiste un’unica temperatura massima sul lavoro: ogni Paese fissa i propri limiti, le proprie soglie di attivazione e le proprie regole sulle allerte caldo, e la maggior parte si aspetta che i datori di lavoro intervengano ben prima che le condizioni diventino pericolose.
Questa guida riassume cosa dice la ricerca scientifica e istituzionale sul caldo al lavoro, confronta le regole di legge in Spagna, Francia, Germania, Italia, Belgio e Regno Unito e le trasforma in una policy aziendale per le ondate di calore concreta. Analizza inoltre le misure contro il caldo come benefit, dal lavoro da remoto nei giorni più caldi alla jornada intensiva estiva spagnola, con i dati TalentUp su quanto spesso gli annunci di lavoro del 2026 le citano.
Punti chiave
- Il rendimento in ufficio raggiunge il massimo intorno ai 22 °C e cala oltre i 23–24 °C; a 30 °C è inferiore di circa l’8,9% (Seppänen et al.).
- Non esiste una temperatura massima sul lavoro valida in tutta l’UE. La direttiva quadro impone una valutazione dei rischi, il resto lo fanno le norme nazionali.
- La Spagna limita il lavoro sedentario al chiuso a 27 °C, la ASR A3.5 tedesca prevede soglie progressive a 26, 30 e 35 °C e il Belgio usa valori di azione WBGT in base al carico di lavoro. Il Regno Unito non ha un massimo legale.
- Le regole legate alle allerte caldo si stanno diffondendo: Spagna (2023), Francia (dal 1° luglio 2025) e le ordinanze regionali italiane collegano gli obblighi agli avvisi ufficiali di calore.
- Nei dati TalentUp del 2026, il 4,6% degli annunci di lavoro spagnoli cita orari estivi o jornada intensiva, mentre gli ambienti di lavoro climatizzati sono pubblicizzati solo nello 0,1% degli annunci.
Come il caldo influisce su produttività e sicurezza
Rendimento in ufficio: il picco a 22 °C
Le evidenze più citate sulla temperatura in ufficio provengono da una rassegna di Seppänen, Fisk e Lei (Lawrence Berkeley National Laboratory e Politecnico di Helsinki). Gli autori hanno combinato 24 studi che misuravano in modo oggettivo il rendimento in attività d’ufficio, come la videoscrittura, semplici calcoli e i tempi di gestione delle chiamate nei call center. Il rendimento aumentava fino a 21–22 °C e calava oltre i 23–24 °C, con la produttività massima intorno ai 22 °C. A 30 °C il rendimento era solo il 91,1% del massimo, una perdita dell’8,9%.
Uno studio sul campo condotto durante un’ondata di calore a Boston, pubblicato su PLOS Medicine (Cedeño-Laurent et al., 2018), va nella stessa direzione. Ha seguito 44 studenti: chi viveva in edifici senza aria condizionata (temperatura interna media di 26,3 °C) è stato confrontato con chi viveva in edifici climatizzati (21,4 °C). Il primo gruppo ha mostrato tempi di reazione più lenti del 13,4% in un test colore-parola e tempi più lenti del 13,3% in un test di aritmetica, e la sua produttività nel test colore-parola era inferiore del 9,9%. Il campione è piccolo e giovane, ma dimostra che il caldo negli ambienti interni incide sulle capacità cognitive anche quando le persone non si sentono male.
Dal disagio al pericolo
Il caldo smette di essere solo un problema di produttività quando il corpo non riesce più a raffreddarsi. La guida dell’EU-OSHA Heat at work – Guidance for workplaces sottolinea che lo stress termico colpisce i lavoratori al chiuso e all’aperto in tutti i settori e che il rischio dipende dal tipo di lavoro e da fattori personali come l’età e lo stato di salute. I sintomi vanno da stanchezza, crampi e mal di testa fino all’esaurimento da calore e al colpo di calore, che è un’emergenza medica.
I numeri su larga scala spiegano perché le autorità se ne stanno occupando:
- Il rapporto dell’OIL Working on a warmer planet (2019) prevedeva che entro il 2030 il 2,2% delle ore di lavoro totali nel mondo andrà perso a causa dello stress termico, l’equivalente di 80 milioni di posti di lavoro a tempo pieno e di 2.400 miliardi di dollari USA di perdite. Il rapporto osserva che lo stress termico si verifica in genere oltre i 35 °C con elevata umidità, e che agricoltura ed edilizia sono i settori più colpiti.
- Il Lancet Countdown su salute e cambiamenti climatici stima che l’esposizione al caldo abbia causato la perdita di 640 miliardi di ore di lavoro potenziali nel 2024, il 98% in più rispetto alla media annua del periodo 1990–1999.
Esiste una temperatura massima sul lavoro? Le regole per Paese
A livello UE, la direttiva 89/391/CEE impone a ogni datore di lavoro di valutare e prevenire i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori e consente ai lavoratori di allontanarsi da una situazione di pericolo grave e immediato. La direttiva sui luoghi di lavoro (89/654/CEE) richiede soltanto una temperatura «adeguata all’organismo umano». Ma nessuna legge europea fissa una temperatura massima sul lavoro, quindi i limiti specifici derivano dalle leggi e dalle linee guida nazionali.
| Paese |
Regola al chiuso |
Regola in caso di allerta caldo / all’aperto |
Natura giuridica |
| Spagna |
Lavoro sedentario d’ufficio 17–27 °C; lavoro leggero 14–25 °C; umidità relativa 30–70% (RD 486/1997, allegato III) |
Dal RDL 4/2023: il lavoro all’aperto deve essere adattato alle condizioni meteo avverse e, durante le allerte arancioni o rosse dell’AEMET, l’orario deve essere ridotto o modificato se le altre misure non bastano |
Norma vincolante |
| Francia |
Nessun massimo legale. Dal 1° luglio 2025 (Décret 2025-482) i datori di lavoro devono valutare i rischi legati al caldo e adottare misure di prevenzione |
Gli obblighi scattano quando Météo-France emette un’allerta canicola gialla, arancione o rossa; edilizia: almeno 3 litri d’acqua per lavoratore al giorno dove non c’è acqua corrente |
Decreto vincolante; le linee guida dell’INRS (non vincolanti) suggeriscono attenzione a partire da 28 °C (lavoro fisico) e 30 °C (lavoro sedentario) |
| Germania |
ASR A3.5: la temperatura dei locali non dovrebbe superare i 26 °C; oltre i 26 °C il datore di lavoro dovrebbe intervenire, oltre i 30 °C deve intervenire, oltre i 35 °C un locale non è idoneo al lavoro senza misure specifiche per il lavoro al caldo |
Nessun divieto nazionale di lavoro all’aperto per il caldo |
Regola tecnica; rispettarla fa presumere la conformità all’ordinanza sui luoghi di lavoro |
| Italia |
Nessun massimo legale: la temperatura deve essere adeguata all’organismo umano (D.Lgs. 81/2008) |
Protocollo nazionale sul caldo (firmato il 2 luglio 2025); nel 2026 10 regioni hanno limitato il lavoro all’aperto esposto nei giorni ad alto rischio, per lo più dalle 12:30 alle 16:00 |
Le ordinanze regionali sono vincolanti |
| Belgio |
Valori di azione in WBGT (un indice di calore che tiene conto di umidità e irraggiamento): 29 lavoro leggero, 26 moderato, 22 pesante, 18 molto pesante (Codice del benessere sul lavoro, libro V, titolo 1) |
In caso di superamento: ombra, bevande fresche gratuite, ventilazione entro 48 ore, pause di riposo aggiuntive |
Norma vincolante |
| Regno Unito |
Nessun massimo legale; la temperatura interna deve essere «ragionevole»; minimo di norma 16 °C (13 °C per lavori faticosi) |
Nessun divieto di lavoro all’aperto per il caldo |
Linee guida dell’HSE; obbligo generale di gestire i rischi |
Alcuni punti contano per chi ha dipendenti in più Paesi:
- La Spagna è la più severa per gli uffici al chiuso: 27 °C è un tetto vincolante per il lavoro sedentario nei luoghi di lavoro chiusi, non una raccomandazione.
- La Francia è passata nel 2025 dalle linee guida a un regime vincolante: il caldo deve comparire nella valutazione dei rischi (DUERP, o PAPRIPACT per le aziende con 50 o più dipendenti) e un ispettore del lavoro può concedere al datore di lavoro almeno 8 giorni per adottare le misure.
- La ASR A3.5 tedesca applica la soglia dei 26 °C quando la temperatura esterna supera i 26 °C e le protezioni solari sono già presenti. Le misure tipiche includono la gestione delle schermature, la ventilazione notturna, la riduzione delle fonti di calore interne, l’orario flessibile e un dress code più informale.
- Le ordinanze italiane sul caldo usano le mappe di rischio Worklimate di INAIL e CNR come criterio di attivazione e riguardano agricoltura, edilizia, cave e, in diverse regioni, logistica e rider.
Una policy per le ondate di calore in 7 passi
Una buona policy per il caldo traduce queste regole in soglie e azioni chiare, così i manager non devono improvvisare ogni estate.
- Valuta il rischio. Inserisci il caldo nella valutazione dei rischi di ogni sede e ruolo: temperatura interna, esposizione al sole, sforzo fisico, indumenti protettivi e lavoro in solitaria. In Francia e in Spagna è un obbligo di legge collegato alle allerte caldo.
- Misura e stabilisci le soglie. Decidi come misurare (termometro nella zona di lavoro, WBGT per il lavoro fisico o all’aperto) e collega le azioni alle rilevazioni o alle allerte ufficiali. Per gli uffici, soglie pratiche sono 26 °C (primo livello tedesco), 27 °C (limite spagnolo) e 30 °C.
- Adatta orari e pause. Anticipa l’inizio della giornata, sposta le attività impegnative al mattino, aggiungi brevi pause in zone fresche e sospendi il lavoro all’aperto esposto nelle ore più calde. I divieti regionali italiani usano la fascia 12:30–16:00 come riferimento.
- Offri il lavoro da remoto nei giorni di caldo. Per i ruoli che si possono svolgere da casa, il lavoro da remoto è il modo più rapido per togliere le persone da un ufficio troppo caldo. Inserisci la soglia di attivazione nella tua policy sul lavoro da remoto e sul lavoro flessibile, così non diventa un favore occasionale.
- Acqua, raffrescamento e dress code. Metti a disposizione acqua potabile fresca, ventilatori o ventilazione, ombreggiamento e un dress code più informale. Il Belgio impone bevande fresche gratuite quando i valori di azione WBGT vengono superati, e la Francia richiede acqua potabile fresca a sufficienza durante gli episodi di caldo.
- Proteggi i lavoratori fragili. Lavoratori più anziani, lavoratrici in gravidanza, persone con patologie cardiache, renali o respiratorie, chi assume determinati farmaci, i nuovi assunti non ancora acclimatati e i lavoratori più giovani hanno bisogno di un’attenzione particolare. I manager possono offrire supporto senza chiedere dettagli medici.
- Forma le persone e pianifica le emergenze. Insegna a manager e team a riconoscere i segnali dell’esaurimento da calore e del colpo di calore, definisci chi chiamare e come raffreddare una persona, e condividi la procedura con il medico competente o il servizio di medicina del lavoro.
Le misure contro il caldo come benefit: orari estivi, lavoro da remoto e retribuzione
La maggior parte delle misure contro il caldo costa poco, e molti dipendenti le considerano parte del pacchetto complessivo di benefit.
- Orario estivo (jornada intensiva). In Spagna molti datori di lavoro passano a un orario continuato, di solito intorno alle 8:00–15:00, a luglio e agosto, e spesso il venerdì tutto l’anno. Riduce il tempo trascorso al lavoro nelle ore più calde ed è molto pubblicizzato negli annunci di lavoro (vedi i dati più avanti).
- Lavoro da remoto nei giorni di caldo. Per i ruoli d’ufficio, una regola di lavoro da remoto nei giorni di caldo è un benefit a basso costo che protegge anche la produttività. La nostra guida alla retribuzione del lavoro da remoto tratta indennità e fiscalità.
- Tempo retribuito e ferie. I giorni di caldo non sono un tipo di permesso a sé in questi Paesi, ma un uso flessibile delle ferie retribuite e dei recuperi orari può aiutare durante le ondate di calore prolungate.
- Benessere. Le policy per il caldo si inseriscono naturalmente nei benefit di benessere olistico: prima la sicurezza fisica, poi il comfort e la flessibilità.
Esiste un’indennità per il caldo?
Nessuno dei sei Paesi di questa guida prevede un’indennità per il caldo generale per legge per i dipendenti. Quando il caldo ferma il lavoro, il reddito è di solito tutelato attraverso ammortizzatori sociali e regimi per il maltempo:
- Francia: nell’edilizia, i periodi di canicola con allerta arancione o rossa sono considerati maltempo ai fini del regime di chômage intempéries.
- Italia: i datori di lavoro possono chiedere la cassa integrazione ordinaria (CIGO) quando le temperature superano i 35 °C, anche percepiti per alcuni tipi di lavoro (circolare INPS 139/2016 e messaggio 1856/2017). Il protocollo del 2025 richiama anche il sostegno al reddito quando l’attività viene sospesa o ridotta per eventi climatici estremi.
- Belgio: se il disagio termico persiste, il datore di lavoro può ricorrere alla disoccupazione temporanea, con indennità dell’ONEM/RVA e, nell’edilizia, un’integrazione dal fondo di settore.
Dati TalentUp: quanto spesso gli annunci di lavoro citano misure contro il caldo
4,6%
Il degli annunci di lavoro spagnoli cita la jornada intensiva o l’orario estivo
3,2%
Il degli annunci spagnoli offre un orario ridotto specificamente in estate
0,1%
Lo degli annunci pubblicizza un ambiente di lavoro climatizzato ( 0,6% in Germania)
Meno dello 0,1%
degli annunci cita il caldo o le alte temperature come condizione di lavoro
Fonte: database di annunci di lavoro TalentUp, gennaio–settembre 2026, circa 21.100 annunci campionati in 11 Paesi.
Le misure contro il caldo compaiono raramente nel messaggio di recruiting, con un’eccezione evidente: l’orario estivo spagnolo.
| Indicatore (annunci di lavoro 2026) |
Spagna |
Germania |
Altri 9 Paesi |
| Cita jornada intensiva o orario estivo |
4,6% |
0,0% |
0,0–0,2% |
| Orario ridotto specificamente in estate |
3,2% |
0,0% |
0,0–0,1% |
| Ambiente di lavoro climatizzato pubblicizzato |
0,0% |
0,6% |
0,0–0,1% |
| Lavoro all’aperto o con qualsiasi condizione meteo citato |
0,3% |
0,4% |
0,0–1,0% |
- In Spagna il 2,6% degli annunci offre l’orario continuato il venerdì, spesso insieme all’orario estivo («jornada intensiva los viernes y en verano»).
- L’orario estivo è più frequente negli annunci tech (4,6%) che negli altri annunci spagnoli (2,5%).
- I datori di lavoro tedeschi sono gli unici a indicare con una certa regolarità i klimatisierte Büros (uffici climatizzati) come benefit, insieme al bike leasing e all’home office, ma resta comunque raro.
Il messaggio per i datori di lavoro: se offri orari estivi o lavoro da remoto nei giorni di caldo, scrivilo nell’annuncio di lavoro. Fuori dalla Spagna lo fanno pochi concorrenti, quindi è un modo semplice per distinguerti. Per capire come questi benefit si inseriscono nel pacchetto complessivo, leggi cosa può offrire l’HR oltre allo stipendio e la nostra metodologia sui dati retributivi.
Perché una policy per il caldo conviene
I costi di una policy per il caldo sono bassi: una valutazione dei rischi, un termometro, un protocollo scritto, qualche ventilatore e la disponibilità a modificare gli orari o a far lavorare le persone da casa. I costi dell’inazione sono meno visibili ma reali: minore produttività nei giorni di caldo, più errori, un rischio maggiore di malori da calore e, in Paesi come Spagna, Francia e Belgio, rischi legali se mancano le misure obbligatorie.
Il modo in cui un’azienda si comporta durante un’ondata di calore è anche un segnale visibile di quanto valorizza i propri dipendenti. Trattare il caldo come un rischio stagionale prevedibile, con soglie chiare e benefit come l’orario estivo o il lavoro da remoto, protegge al tempo stesso le persone e la produttività.
Fonti
- Database di annunci di lavoro TalentUp, gennaio–settembre 2026, circa 21.100 annunci di lavoro campionati in 11 Paesi europei (vedi Metodologia).
- Seppänen, O., Fisk, W.J. e Lei, Q.H., Effect of Temperature on Task Performance in Office Environment, Lawrence Berkeley National Laboratory, LBNL-60946, 2006.
- Cedeño-Laurent, J.G. et al., Reduced cognitive function during a heat wave among residents of non-air-conditioned buildings, PLOS Medicine, 2018.
- Organizzazione Internazionale del Lavoro, Increase in heat stress predicted to bring productivity loss equivalent to 80 million jobs (sul rapporto Working on a warmer planet), 2019.
- Lancet Countdown on Health and Climate Change, Explore our data: change in labour capacity, 2025.
- EU-OSHA, Heat at work – Guidance for workplaces, 2023.
- EUR-Lex, Direttiva 89/391/CEE del Consiglio concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro.
- BOE, Real Decreto 486/1997 sulle disposizioni minime di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro (testo consolidato, inclusa la disposizione aggiuntiva introdotta dal Real Decreto-ley 4/2023).
- Légifrance, Décret n° 2025-482 du 27 mai 2025 relatif à la protection des travailleurs contre les risques liés à la chaleur, e arrêté della stessa data sulle soglie di allerta canicola (Journal officiel, 1° giugno 2025).
- BAuA, Hohe Raumtemperaturen in Arbeitsstätten (ASR A3.5).
- SPF Emploi, Travail et Concertation sociale (Belgio), Droits des travailleurs en cas de grandes chaleurs.
- Health and Safety Executive (Regno Unito), Temperature in the workplace.
- Sky TG24, Ondata di caldo, cosa prevedono le ordinanze delle Regioni per i lavoratori, 22 giugno 2026.
- Ministero del Lavoro, Protocollo quadro per l’adozione delle misure di contenimento dei rischi lavorativi legati alle emergenze climatiche, firmato il 2 luglio 2025 e adottato con Decreto Ministeriale n. 95 del 9 luglio 2025; circolare INPS 139/2016 e messaggio 1856/2017 sulla cassa integrazione per temperature elevate.